Siamo tutti sulla stessa barca... e la terra è già in vista!

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da Gabetti News - Ottobre 2002

6/7/8 settembre e 13/14/15 settembre 2002: il franchising Gabetti salpa in direzione Isola D’Elba con un equipaggio d’eccezione. Preferisco non soffermarmi su una teoria ed asettica descrizione della metodologia didattica su cui è basata l’esperienza di team building in barca a vela. C’è di meglio: lasciare spazio a queste pagine alle concrete testimonianza di chi l’ha vissuta. Grazie a tutti gli entusiasti partecipanti per quanto hanno messo delle loro preziose emozioni in questo fantastico e umanissimo “momento di vita in mare”! 

La Gabetti ancora una volta anticipa i tempi Innanzi tutto desideriamo ringraziare l’azienda per averci dato la possibilità di esternare a tutti colleghi ed affiliati le nostre riflessioni su questo house organ circa un evento organizzato dal nostro Centro di Formazione e dedicato interamente hai responsabili gestione e hai responsabili sviluppo franchising. “Team Building”, ovvero fare squadra. Quanti modi esistono di organizzare un corso di team building? Almeno due, un primo, classico, sicuramente collaudato, tenuto in una classica aula con tanto di allievi, lavagne luminose ed altre diavolerie tecnologiche e l’immancabile stuolo di relatori che per tre giorni si dilettano e si dilungano sulle implicazioni filosofiche e psicologiche del "creare una squadra" e "far parte di una squadra" all’interno di una grande realtà aziendale. 

Gabetti, ancora una volta, ha scelto una modalità che anticipa i tempi. Così come il Cav. Lav. Gabetti decise di rendere visibile una professione ai tempi quasi sciamanica e successivamente decise di dare un servizio globale ai suoi clienti, inserendo anche l’aspetto finanziario, quando ancora gli altri stavano iniziando a comprendere appena il concetto di agenzia immobiliare, il Centro di Formazione a scelto di dare "azione" ai suoi uomini d’azione. Un corso di team building per i responsabili sviluppo e gestione franchising in barca a vela nella splendida cornice dell’arcipelago toscano il 13-14-15 settembre. 

La barca a vela, è risaputo, è un luogo dove ognuno, "al massimo dei propri limiti"deve dare il suo importantissimo contributo, con l’accortezza di non invadere il ruolo del compagno. E’ un ruolo nel quale le regole della comune convivenza si sommano a quelle del " vivere in mare". Una metafora: L’azienda è una barca; c’è il timoniere, ci sono gli uomini alle vele, ai parabordi, per evitare che la barca si scalfisca avvicinandosi troppo alla banchina; il limite. Ognuno di noi quindi sin dal suo arrivo ha potuto percepire questa metafora e porsi degli interrogativi: sarò fisicamente all’altezza? Riuscirò a convivere con gli altri dentro un ambiente circoscritto? Riuscirò a coniugare il mio modo di agire e di essere con quello dei miei compagni di viaggio. Sarò prevaricato? Eravamo un nutrito gruppetto e nessuno tra noi si era mai cimentato con il gran lasco o aveva incontrato uno spinnaker, o aveva avuto a che fare con cime, bitte & co. Domande che sicuramente tutti noi ci siamo posti, tutti noi che abbiamo deciso di far parte in un modo o nell’aaltro di una rete. 

Nel corso di questa "tre giorni" abbiamo cercato non solo di far emergere questi dubbi unitamente anche alle caratteristiche più estreme di ognuno di noi, ma anche di dare una risposta, non sedendoci comodamente attorno ad una tavola rotonda, bensì creando, grazie all’importantissimo contributo dei formatori delle situazioni limite dalle quali abbiamo tratto e "vissuto" degli spunti di riflessione tutt’altro che scontati. Infatti una grande azienda strutturata a rete come la nostra, è composta da molti uomini ognuno dei quali con le proprie caratteristiche e con i propri ruoli tutti desiderosi di dimostrare di dare il loro massimo per potere tenere la rotta ma anche per raggiungere l’approdo prima degli altri. Ma ognuno di questi deve essere perfettamente consapevole che non si può fare a meno dell’altro e che, anzi le qualità ed i talenti di un elemento, sono insegnamenti e consigli per un altro. 

La consapevolezza delle nostre aree di miglioramento, così come l’ammettere i nostri errori, non sono pubbliche ammissioni di debolezza, bensì la volontà di correggere tutti assieme la rotta utilizzando i contributi degli altri. Non è forse sulla base di questo che si basa il nostro comune concetto di famiglia-azienda? Abbiamo anche imparato a convivere non solo con le nostre insicurezze e paure ma anche con quelle dei colleghi, aiutandoci con l’un l’altro e perché no, a sdrammatizzarle. Alla luce di tutto questo, mi auguro di essere riuscito a trasmettere ai colleghi ed agli affiliati la mia riflessione in merito a questa iniziativa aziendale, che sicuramente mi ha arricchito e sicuramente ha arricchito l’azienda, "perché io faccio parte dell’azienda e lo trasmetto a voi che fate parte dell’azienda".